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Rassegna Stampa

Gazzetta del Sud

01/08/2002

DISASTRO DI ROMETTA MAREA / Il prof. Diana: «Un giunto la causa del deragliamento»

Le certezze dell'inchiesta Riflettori puntati sui lavori eseguiti il 17 luglio

Antonio Siracusano

Gli inquirenti segnano la prima tappa della scalata investigativa e compongono il mosaico delle responsabilità. Nello scenario dell'indagine sul deragliamento della “Freccia della Laguna” la certezza scientifica consegnata dai consulenti della procura, coordinati dal prof. Giorgio Diana, ha tracciato il percorso seguito dalla Squadra mobile. Alle conclusioni dei periti ora i magistrati possono allegare il primo rapporto degli inquirenti guidati da Francesco Barbagallo e Gaetano Bonaccorso. Da questo dossier i magistrati dovranno ricavare i destinatari dei provvedimenti giudiziari, unendo i punti delle responsabilità che ruotano attorno al perno investigativo indicato dai consulenti, come riconferma il prof. Giorgio Diana: «Al 99 per cento la causa del deragliamento è da attribuire ad un unico giunto staffato che non era montato a regola d'arte. Sospettavamo che i giunti fossero due, poi ci siamo concentrati solo su quello che ha provocato la sciagura. Siamo quasi sicuri». Quel “quasi” il prof. Diana lo riserva alle cause collaterali che hanno spinto quel pezzo di ferro a staccarsi dal binario. Qui si apre lo scenario che dovrà fare da sfondo alla «ai successivi approfondimenti», come sottolinea il coordinatore dei periti. Sul fronte dell'inchiesta gli uomini della Squadra mobile hanno ricostruito la gerarchia dei funzionari Fs, le competenze, la successione cronologica dei lavori negli ultimi tre mesi. La chiave di questa prima fase dell'indagine è nelle risposte che gli investigatori hanno dato a diversi interrogativi: chi ha montato quel giunto, quando è stato sistemato, chi doveva controllare e poi autorizzare i macchinaisti a sfrecciare alla velocità «da regolamento». Poche domande che si rifletteranno sul numero dei provvedimenti giudiziari che stanno “bollendo” nel calderone dei magistrati, da quattro a sei, secondo una prima analisi del rapporto investigativo. Su questi punti l'inchiesta potrebbe subire una biforcazione temporale. Da una parte il periodo fino al 20 giugno, primo spartiacque dei lavori di manutenzione affidati all'impresa Esposito di Caserta; dall'altra la data del 17 luglio, giorno in cui, secondo il bollettino dei rallentamenti, fu ordinato ai macchinisti di procedere a 60 chilometri all'ora. Un ordine ritirato nella stessa notte, esattamente all'una e trenta. Furono eseguiti lavori che interessarono quel giunto? Li fecero gli operai della stessa Esposito? Gli interrogativi non finiscono qui. I magistrati dovranno stabilire se quel giunto si sia allentato progressivamente, oppure se quel 17 luglio qualcuno abbia completamente dimenticato di avvitarlo. La prima certezza dei consulenti si amalgama con un'altra e più inquietante verità raccontata da due ferrovieri, all'indomani della sciagura. L'impalcatura dell'inchiesta non si sposta di un millimetro. Resta il tentativo di inquinare la prova del deragliamento, perché quel giunto staffato indicato dai consulenti è lo stesso visto prima a terra e poi, dopo quasi un'ora, «allineato ai binari, non correttamente». Chi ha tentato di deviare il percorso delle indagini è un esperto: aveva già capito tutto mentre gli altri tiravano fuori i morti.

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